Ue, De Vincenti: Coesione bene comune, il bilancio assicuri risorse adeguate

12 aprile 2018

A Lussembrugo posizione comune con Germania, Francia e Spagna

“Il Governo italiano considera la politica di coesione come un vero e proprio ‘bene comune europeo’, cioè non una politica di mere compensazioni ma una politica che, intervenendo sui ritardi economici e sociali, promuove lo sviluppo dell’economia europea nel suo insieme”. E’ quanto ha affermato il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti al termine della riunione odierna, a Lussemburgo, del Consiglio europeo dedicata proprio alle politiche di coesione del post 2020, l’ultima prima che la Commissione formuli la sua proposta di bilancio.

Nel corso della riunione si è registrata – a giudizio del Ministro - una sostanziale convergenza con Germania, Francia e Spagna su due punti chiave: il primo prevede che alle politiche di coesione vadano garantite, nella definizione del cosiddetto Quadro finanziario pluriennale post 2020, risorse consistenti e adeguate a coinvolgere tutte le regioni seppure in maniera differenziata; il secondo prevede un collegamento con il rispetto, da parte dei Paesi membri, dei principi dello stato di diritto e della solidarietà intereuropea nella gestione dei flussi migratori. Nel merito di quest’ultima questione, De Vincenti – a nome del Governo italiano – è stato netto: “Il bilancio europeo è espressione della solidarietà tra gli Stati membri e quindi chi lo utilizza non può sottrarsi agli obblighi di solidarietà”.

“Alla coesione, nonostante la Brexit, vanno garantite risorse tali da coinvolgere tutte le Regioni europee, perché in tutte vi sono aree a ritardo di sviluppo, seppur in misura naturalmente differenziata – ha sostenuto De Vincenti nel corso del confronto - Consideriamo perciò inaccettabili scenari che le riducano al punto da limitarne l’afflusso alle sole aree meno sviluppate o, peggio, ai soli paesi dell’Est europeo”.
“Per noi – ha proseguito l’esponente dell’Esecutivo italiano ribadendo quanto chiarito negli ultimi mesi di dibattitto sulla formazione del bilancio europeo - risulta altrettanto inaccettabile qualsiasi clausola che sottragga le risorse della cosiddetta ‘riserva di efficacia’ ai programmi di coesione dello Stato membro per riassegnarle da Bruxelles ad altri Stati membri che si impegnino in riforme strutturali. Questa linea infatti finirebbe per premiare chi non ha ancora realizzato riforme, con un effetto di incentivo perverso e inoltre costituirebbe un ‘non sequitur’ logico, in quanto per l’Europa gli investimenti che colmano ritardi di sviluppo sono importanti quanto le riforme strutturali”. L’Italia – ha ricordato - è invece favorevole a rinnovare anche per il post 2020 il sistema delle “condizionalità ex ante” in termini di riforme strutturali che devono essere soddisfatte, appunto, ex ante per poter utilizzare i fondi.


Infine, De Vincenti si è soffermato sul nodo del cofinanziamento nazionale che “deve essere escluso dal calcolo del deficit ai fini del Patto di stabilità e crescita – ha sottolineato - proprio perché gli investimenti per la coesione sono di interesse comune europeo e sono concordati con la Commissione”.

Fondi europei , Coesione
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